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italie meridionali


Ugo Leone: "Ecco perché il Parco nazionale
del Vesuvio non è il vostro nemico"

di cettina anastasio

Ad Ottaviano l'amministrazione comunale discute dei benefici che il Parco non da. A Sant'Anastasia c'è un progetto per ridurne i confini. A Terzigno lo si vede come un limite. In realtà, il Parco nazionale del Vesuvio è solo una risorsa. Un'occasione che non è stata colta davvero.

Due anni e mezzo dopo il suo insediamento, Ugo Leone, presidente del Parco nazionale del Vesuvio, può, meglio di prima, fare il punto sul cammino che l’idea e la pratica di un Ente che annovera, attorno ad uno dei vulcani più famosi del mondo, tredici comunità cittadine può rappresentare. Nei sentieri del Parco ci sono cartelli, segnaletiche, gli itinerari che portano in alto ma c’è anche tutta l’immondizia che cittadini incivili lasciano per terra, accanto ai terreni, alle strade di campagna. Rottami, elettrodomestici, immondizia di ogni genere. E’ il primo male del Parco, quello più evidente, più fastidioso, ma anche il più facile a risolversi. Basterebbe l’impegno dei comuni, una campagna di sensibilizzazione, la repressione delle multe salate e un pò di educazione civica. Un male che ahimè non è l’unico. Non a caso la prima nota prende spunto da polemiche disseminate lungo i quindici anni di vita del Parco. Una polemica che ogni tanto ritorna sotto varie forme contro l’esistenza stessa dell’Ente ed i suoi benefici. «Quello che noto con sincero dolore più che disappunto - afferma il presidente Leone - è che non tutti ma a non pochi dei comuni ci considerano non un partner ma una controparte. Questo è quantomeno ingiusto perché la presenza del Parco nazionale del Vesuvio è un veicolo importante per i comuni che fanno parte dell’area. E un veicolo perché quei comuni non potrebbero accedere ad una serie di finanziamenti soprattutto di origine comunitaria senza l’intermediazione del Parco. E noi siamo soggetti capofila in tanti di questi progetti. Si è appena concluso il PIT, il Piano che con grande dispendio di energie fisiche da parte del Parco ed economiche da parte del binomio Europa/Regione ha consentito la realizzazione di una grande quantità di opere. Il Parco nazionale del Vesuvio si vanta di aver speso tutto quello che gli è stato dato e le ricadute evidentemente vanno sul territorio, nei tredici comuni.» Come se il circolo virtuoso che doveva originarsi tra i tredici comuni del Parco e l’Ente in sé, non si fosse originato. Larvate diffidenze, compiti mai decisi con chiarezza, pochi fondi e un territorio molto vasto. Il Parco è stato visto non di rado come un ostacolo. Un freno all’onventiva. Una serie di vincoli da violare. Il quadro non fa sperare. Eppure è ancora un commento del presidente Ugo Leone ad aprire uno spiraglio di possibilità. Analisi storica lucida di chi osserva un panorama più ampio. «Il Parco nazionale del Vesuvio ha 15 anni circa di vita - afferma Ugo Leone - se lei pensa che i Parchi che sono decollati in Italia sono i Parchi storici, quella che precedono la legge 394 del 1991. Un esempio di Parco che funziona e che ha il consenso della popolazione è il Parco nazionale d’Abruzzo. Un Parco che ha avuto, forse come questo, almeno una decina d’anni, se non un quindicennio, di resistenze nei confronti dei comuni che ne facevano parte e che se ne volevano uscire per polemiche inutili. Ebbene oggi a settanta e più anni dalla sua nascita i comuni fanno pressione per entrare nell’area del Parco perché hanno visto che il Parco è un’occcasione. Diciamo che è fisiologico. Occorre tempo e capacità da parte nostra di farci conoscere.»

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