in campania
La toponomastica di un luogo è il prodotto della sua storia, il riflesso di elementi naturali oppure la testimonianza della cultura orale del suo popolo. Ad Ottaviano la toponomastica attuale è la risultante di tutte queste componenti ed è il frutto di un lavoro realizzato nel 2002, a cura di una commissione comunale che ebbe l’incarico dal sindaco del tempo, Dott. Michele Saviano, di conservare i toponimi antichi e di dare il nome a molte strade o traverse originate dall’espansione urbana e che erano prive di nome. La linea che fu seguita fu abbastanza rigida: rimasero in vita i toponimi antichi e si decise di non intitolare strade a politici che avessero svolto la loro attività dopo la seconda guerra mondiale. Si decise di onorare personaggi che in qualche modo fossero legati alla storia di Ottaviano, al Vesuvio e alle terre vesuviane.
Un percorso ideale per spiegare l’origine del nome delle principali strade e piazze del paese, può iniziare dopo aver lasciato la SS. 268 per il Centro, da via Pentelete. In un primo momento l’etimologia della parola portò a pensare che tale nome stesse a significare “luogo delle cinque disgrazie”, poi si è dato credito al fatto che il nome fosse una storpiatura di quello, riportato sulle carte militari del secondo ‘800, come “pendeleto” e che indicasse una strada aperta ricca di vegetazione a querce e faggi. Proseguendo per via Roma si arriva a piazza S. Lorenzo che prende il nome dalla Chiesa di S. Lorenzo martire nata, grazie a Bernardetto e Giulia de’ Medici nel 1567, al posto di un rudere e di fronte ad una cappella diroccata dedicata alla S. Croce che, fino ad allora, aveva dato il nome alla piazza. Salendo per Corso Umberto I (il re assassinato a Monza) si arriva nel cuore del Paese in Piazza Municipio dove, in un antico convento ha sede la Casa Comunale. Di qui si dipartono tre strade. Una, verso il basso che prende il nome di Viale Elena, che deve il suo nome alla regina, moglie di Vittorio Emanuele III, che tanto si prodigò per gli Ottavianesi dopo l’eruzione del 1906. La seconda, una traversa a sx, chiamata via Cavour conduce in Piazza Piediterra. Questo è uno dei toponimi più antichi. Il nome nella forma PIEDI A TERRA, già rinvenibile negli atti catastali del ‘500, stava ad indicare il quartiere di transito posto in pianura ai piedi del borgo che si sviluppava attorno al castello Mediceo, alla Chiesa di S.Michele e alla Chiesa dell’Annunziata. Verso l’alto si muove via Giovanni XXIII che arriva alla piazzetta del Rosario che prende il nome dalla chiesa che fu il sacrario della famiglia de’Medici.La costruzione della chiesa, databile intorno al 1578, avvenne in “loco ubi dicitur a tre case”e, ancora oggi, la strada che si trova alle spalle della chiesa e dell’annesso convento, porta tale nome. Di qui, prendendo la prima strada a dx, via Rosario a San Giovanni, si arriva prima in piazza Durelli (dal nome del generale che fu impegnato nel portare soccorso alla popolazione colpita dall’eruzione del 1906) e poi in Piazza S. Giovanni, che prende il nome dalla chiesa che la domina, ricca di affreschi e di opere lignee. Se, invece, si prosegue verso la parte alta del paese, si percorre Via Cesare Augusto e via Valle delle Delizie, chiamata così perché racchiude tutta l’ammirazione degli ottavianesi per le bellezze della montagna, per i colori e i profumi della sua vegetazione. Arrivati al Palazzo Mediceo, si entra nel cuore del centro storico. Da qui si diparte via Palazzo del Principechiamata comunemente via del Vaglio. Secondo alcuni il nome deriverebbe dal saluto “valeat omnibus” fatto dal papa Gregorio VII nel 1084 durante una tappa del suo viaggio verso Salerno ed esteso a tutti gli ottavianesi accorsi che non riuscirono a trovar posto nella cappella ivi situata.Secondo altri l’origine del nome è rinvenibile in “valleus”, l’alveo, la valle che si apre poco lontano dalla cappella. Continuando a scendere per il centro storico si continua per via San Michele (dal none del patrono e dalla chiesa a lui dedicata) e si arriva in Piazza Annunziata. La piazza prende il suo nome dalla chiesa dell’Annunziata risalente alla seconda metà del sec .XVI che fu rifatta secondo il disegno del parroco, Don Luigi Saviano, nel 1969. E’ la piazza per eccellenza perché fino agli ultimi anni del ‘700 vi si tenevano le pubbliche assemblee degli Ottajanesi. Di qui si dipartono varie strade: due, via Oleandri e via Piazza ci riportano sulla via delle Delizie, mentre altre due, Cupa Piediterra e via Oliveto arrivano in via Paradiso. E’questo un toponimo frequente nei luoghi ricchi di vegetazione. Nella fattispecie indicava il luogo dove sorgeva una masseria dei Medici con casa da caccia in cui c’era il torchio per le vinacce e per le olive. Da questa strada è possibile immettersi a destra in via S. Leonardo che consente di collegarci con il paese vicino di San Giuseppe Vesuviano e con una frazione chiamata Zabatta (termine derivato da zapato, lo zoccolo dei contadini) e a sinistra in via Nuova Sarno che conduce all’altra frazione del paese, San Gennarello.